Intensità massima rilevata per alcune regioni
Dal punto di vista delle piogge il mese è stato caratterizzato da condizioni più secche della norma su gran parte dell’Europa occidentale e centrale, comprese l’Italia e vaste aree dell’Europa orientale. La persistenza di condizioni di alta pressione ha limitato le precipitazioni, mentre le temperature eccezionalmente elevate registrate nella parte finale del mese hanno aggravato il deficit di umidità del suolo. Le condizioni più critiche hanno interessato la Penisola Iberica, la Francia, gran parte dell’Italia e diversi Paesi dell’Europa centro-orientale, favorendo anche lo sviluppo e la propagazione di incendi boschivi, in particolare in Spagna e Francia.
Le portate fluviali sono risultate inferiori alla media su gran parte dell’Europa occidentale, centrale e orientale. In Italia il quadro è più eterogeneo, con valori generalmente prossimi alla media e anomalie negative solo localizzate.
Sul lungo periodo (vedi mappa interattiva) l’indice SPI a 24 mesi evidenzia la persistenza di condizioni siccitose soprattutto sull’Europa centrale e orientale, con le criticità più marcate tra Ucraina, Slovacchia, Ungheria e Paesi limitrofi.Indice scelto a livello internazionale, attraverso la “Dichiarazione di Lincoln”, per l’identificazione di siccità meteorologiche (SPI 3 mesi).
Basato sulla sola precipitazione cumulata mensile (McKee et al., 1993), quantifica un deficit o surplus di pioggia rispetto ai valori medi, a diverse scale temporali (usualmente 1, 3, 6, 12, 24 e 48 mesi), consentendo la determinazione delle diverse tipologie di siccità, dalla meteorologica, all’agricola all’idrologica.
Le serie di pioggia (almeno 30 anni) vengono adattate in una distribuzione gamma, successivamente trasformata in un distribuzione normale, con media zero e deviazione standard pari a 1.
Tale standardizzazione permette il confronto fra diverse aree geografiche e climatiche.
Le equazioni da cui deriva lo SPI sono di seguito rappresentate:


dove H(x) è la probabilità cumulativa della pioggia x; c e d sono delle costanti.


La tabella seguente indica le classi di siccità o surplus in base ai valori dell’indice:

McKee T.B., Doesken N. J., Kliest J. (1993). The relationship of drought frequency and duration to time scales. In Proceedings of the 8th Conference of Applied Climatology, 17-22 January, Anaheim, CA. American Meterological Society, Boston, MA. 179-184.
Guttman, N. B. (1999). Accepting the Standandardized Precipitation Index: a calculation algorithm. J. Amer. Water Resour. Assoc., 35 (2), 311-322.
Le mappe SPI di Giugno confermano un quadro fortemente differenziato a seconda della scala temporale considerata. Sul breve periodo, lo SPI a 1 mese mostra condizioni umide su buona parte del Nord e Sicilia, mentre il segnale siccitoso interessa soprattutto il Centro-Sud e la Sardegna. Le condizioni più intense si concentrano tra Molise, Campania e Basilicata, dove compaiono nuclei di siccità severa ed estrema, accompagnati da aree in siccità lieve o moderata lungo il versante adriatico-ionico.
Sul trimestre primaverile il deficit risulta più diffuso, con condizioni siccitose che interessano ampie porzioni del Nord e alcuni settori del Centro. I segnali più marcati emergono tra Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, con ulteriori nuclei tra Emilia-Romagna e Toscana. Nel Mezzogiorno il quadro appare invece più frammentato, alternando aree nella norma, condizioni umide e criticità localizzate soprattutto sul versante tirrenico.
Lo SPI a 6 mesi mostra un netto ridimensionamento del segnale siccitoso, circoscritto soprattutto ad alcune aree alpine e prealpine. Sul resto del territorio prevalgono condizioni per lo più umide, particolarmente diffuse lungo l’Appennino, nel Centro-Sud, in Sardegna e in Sicilia.
Alle scale più lunghe, 12 e 24 mesi, il quadro resta generalmente favorevole su gran parte del Paese, con condizioni umide diffuse soprattutto al Centro e al Nord. Persistono tuttavia nuclei di siccità localizzati lungo l’arco alpino (in particolare Trentino-Alto Adige) e, sul lunghissimo periodo, anche in alcuni settori del Sud.
La Land Surface Temperature – LST o temperatura superficiale è una Variabile Climatica Essenziale derivata da osservazioni satellitari e descrive processi quali gli scambi di energia e acqua fra l’atmosfera le superfici, sia che si tratti di terreni nudi, parte sommitale delle chiome di un bosco o di una coltura, strade o tetti di edifici, specchi d’acqua o fiumi, superfici innevate, ecc.
Le anomalie di temperatura superficiale (LST) di Giugno evidenziano valori positivi diffusi su tutto il territorio nazionale. Il segnale risulta particolarmente intenso sul Nord-Ovest, lungo la Pianura Padana e su ampi settori del Centro Italia, dove le temperature superficiali raggiungono localmente anomalie anche superiori ai +4 °C rispetto alla climatologia. Anomalie positive marcate interessano anche la Sardegna, Appennino appulo-lucano e campano e Calabria ionica.
Il VPD – Vapor Pressure Deficit è una misura di quanto è secca (alto VPD) o umida (basso VPD) l’aria. Il protrarsi nel tempo di alti valori di VPD o anomalie positive rispetto ai valori medi, soprattutto nei mesi più caldi, possono essere un indice di siccità e possono influire sull’evapotraspirazione e sulla richiesta idrica delle piante e quindi sulla produzione agricola, nonché sulla evaporazione dalle acque libere come laghi, bacini e fiumi.
Le anomalie di VPD mostrano valori generalmente positivi per gran parte del mese, ma con intensità variabile. Tra il 31 Maggio e il 4 Giugno il segnale interessa soprattutto il Nord-Ovest e parte del Centro-Sud, mentre tra il 5 e il 9 giugno le anomalie si attenuano sensibilmente e risultano in prevalenza prossime alla norma.
Dal 10 giugno il VPD torna ad aumentare e le anomalie positive si estendono progressivamente a gran parte del territorio nazionale. Il segnale tende ad intensificarsi nella seconda metà del mese, soprattutto al Nord-Ovest, lungo la Pianura Padana e in alcuni settori del Centro-sud. In Sicilia prevalgono invece condizioni prossime alla norma o debolmente negative per quasi tutto il periodo.
L’indice ESI (Evaporative Stress Index) quantifica anomalie temporali standardizzate del rapporto fra evapotraspirazione reale e potenziale e fornisce indicazioni “proxy” circa la rapida evoluzione dell’umidità superficiale del suolo e delle condizioni di stress delle colture.
I valori dell’indice, calcolato con aggregazioni di brevi periodi (es. 4 settimane), forniscono indicazioni circa cambiamenti rapidi, mentre aggregazioni più lunghe, che integrano dati su periodi di tempo maggiori (es. 12 settimane), sono rappresentative di cambiamenti più lenti.
Anderson, M. C., J. M. Norman, J. R. Mecikalski, J. P. Otkin, and W. P. Kustas, 2007a: A climatological study of evapotranspiration and moisture stress across the continental U.S. based on thermal remote sensing: I. Model formulation. J. Geophys. Res., 112, D10117, doi:10110.11029/12006JD007506.
Anderson, M. C., J. M. Norman, J. R. Mecikalski, J. P. Otkin, and W. P. Kustas, 2007b: A climatological study of evapotranspiration and moisture stress across the continental U.S. based on thermal remote sensing: II. Surface moisture climatology. J. Geophys. Res., 112, D11112, doi:11110.11029/12006JD007507.
L’ESI conferma anche a Giugno un marcato contrasto tra il Nord e il Centro-Sud del Paese.
Nelle ultime quattro settimane prevalgono anomalie negative, indicative di maggiore stress evaporativo, su gran parte del Nord Italia, in particolare lungo l’arco alpino e prealpino e sulla Pianura Padana. Al contrario, il Centro-Sud e le Isole mostrano anomalie prevalentemente positive, più estese tra Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, coerenti con condizioni evaporative generalmente meno critiche.
Considerando il periodo più lungo (10 Aprile – 2 Luglio), il pattern rimane sostanzialmente invariato ma appare più consolidato. Le anomalie negative persistono sul Settentrione, con i segnali più evidenti lungo il settore alpino orientale e la Pianura Padana, mentre il Centro-Sud continua a presentare anomalie positive diffuse, particolarmente marcate tra Sicilia meridionale, Calabria e Sardegna. Nel complesso, l’indicatore conferma una persistente maggiore criticità evaporativa al Nord, a fronte di condizioni generalmente più favorevoli nel Mezzogiorno e nelle Isole.

dove NDVIi, NDVImin, e NDVImax sono rispettivamente l’ultima immagine NDVI disponibile ed i valori minimo e massimo assoluti lungo la serie temporale, riferiti allo stesso periodo.
Nonostante l’NDVI sia calcolato per tutto l’anno, durante il periodo autunno-invernale le immagini satellitari sono più influenzate dalla maggiore copertura nuvolosa che contraddistingue questi mesi più freddi.
Il dataset degli indici di vegetazione (DOI: 10.5067/MODIS/MOD13Q1.006) utilizzato per il calcolo del VCI e dell’E-VCI proviene dall’elaborazione delle immagini dello strumento MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) del satellite Terra (EOS AM-1).
Kogan, F. N. (1995). Application of vegetation index and brightness temperature for drought detection. Advances in Space Research. 15, 91-100.
Il VCI, riferito alla sola componente forestale, mostra condizioni della vegetazione nel complesso ancora favorevoli su quasi tutto il territorio nazionale.
Nella seconda metà del mese, tra il 18 Giugno e il 3 Luglio, il quadro è sostanzialmente simile al periodo precedente, ma compaiono alcuni segnali di stress lieve o moderato più diffusi, soprattutto in aree alpine e prealpine e localmente lungo la dorsale appenninica e nel Sud. Nel complesso, tuttavia, non emerge ancora una condizione di sofferenza a livello boschivo.
Articoli della stampa locale e nazionale per il periodo considerato.
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